De.licio.us Dada

$tOrIa E sOcIoLoGiA dElL'hArD-rOcK

10/01/2008 11:26

di VaLeRiA

Per tutta la prima metà del XX secolo la musica popolare sarà riformata e sconvolta quasi esclusivamente dalla popolazione nera degli Stati Uniti meridionali: il rhythm and blues nacque verso la metà degli anni 40 in California dall'influsso del jazz (sorto a inizio '900) e della musica gospel (canti evangelici popolari ottocenteschi), basandosi sulle strutture armoniche dei blues (forma di canto popolare caratterizzata da ritmo lento e argomento malinconico nata tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 ). Tale genere di musica popolare si diffuse rapidamente negli Stati Uniti, rimanendo per definizione la "musica dei neri", finché non verrà da questi stessi tradotto per l'uso e consumo dei bianchi: ecco il rock n' roll americano degli anni 50.

In Inghilterra negli anni 50, all'infuori del folk e della canzone "leggera" (poi, anche per l'influsso dell'ermeneutica artistica di Andy Warhol, definita "pop", ma che allora si identificava con la canzone pop-olare tout court), non c'era niente. A Londra (eccezion fatta per il jazz) solo all'inizio degli anni 60, mentre gruppi vocalici come i Beatles continuavano a fossilizzare le masse nel mezzo secolo di musica popolare europea appena passato (che poi altro non era che la più o meno attualizzazione della canzone europea tradizionale presente da secoli), fu presa in considerazione l'idea di appropriarsi del rivoluzionario patrimonio musicale afro-americano.

Rolling Stones, Animals, Kinks, Yardbirds, Them, Who, mentre in America dopo la sfuriata elettrica del rock n' roll si indugiava nel blues-folk acustico del Greenwich Village di New York dove Dylan iniziava a farla da padrone, quasi saltando i rockeggianti anni 50, si riallacciarono al rhythm and blues americano dei 40 o interpretarono con le forme di questi i primi.

Il 1964 è l'anno del debutto discografico dei principali gruppi rhythm and blues inglesi che proponevano loro interpretazioni (cover) del grande patrimonio afro-americano. Avendo ognuno di questi seminali gruppi una personalità abbastanza ben delineata, è possibile, a posteriori, vedere in nuce nelle loro prove quelli che poi saranno alcuni degli esiti compiuti del rock (del quale l'America, assieme alla chitarra elettrica, si riapproprierà la maternità dal 67 in poi). Dalle roboanti sezioni ritmiche di Kinks e Who prenderà le mosse il garage-rock prima e il punk dopo; sugli assoli quasi in free-form di Eric Clapton, Jimmy Page e Jeff Beck (chitarristi degli Yardbirds) si baseranno i tanti guitar-virtuoso dell'hard-rock anni 70 e non solo (la chitarra elettrica e il suo granitico riff con relativo assolo è l'essenza stessa dell'hard-rock). I Rolling Stones, tuttavia, hanno proposto il rhythm and blues più segnatamente ispiratore dell'hard-rock (che può definirsi anche come quel genere nato dall'esasperazione, banalizzazione, volgarizzazione della musica, degli atteggiamenti e della visione del mondo dei Rolling Stones, vera stante l'identità Rolling Stones-rhythm and blues).

Intanto i Cream (di cui Clapton era entrato a far parte) avevano operato la prima traslazione dal rhythm and blues ad "altro", quell'"altro" che di lì a poco si sarebbe chiamato hard-rock: i londinesi Cream stabilirono, primi nella storia della musica popolare, la poi classica formazione a tre (chitarra, basso, batteria: al canto uno dei tre strumentisti o un quarto elemento specificatamente addetto), allungarono la durata della canzone rhythm and blues (da 2-3 minuti a 4-5 o più), iniziarono a scrivere sistematicamente canzoni di proprio pugno, rallentarono, diluendolo, il ritmo dei brani, concedendo così a ogni singolo strumento il proprio spazio di evidenza (il famoso assolo), spazio in cui primeggerà la chitarra (radicalmente blues) di Clapton; il canto si alzò di tono ricercando qua e là l'acuto (saranno tutte peculiarità dell'hard-rock).

Nel 1966 a Londra esce "Fresh Cream"; in America: oltre ai primi singoli di Hendrix, "Blonde On Blonde" di Dylan, "Freak Out" di Zappa, "The Psychedelic Sound Of" dei 13th Floor Elevators, "Pet Sounds" dei Beach Boys, "Fifth Domension" dei Byrds, l'omonimo dei Buffalo Springfield. Ebbene, nessuno di questi album potrà dirsi fondamentale per l'hard-rock, ma nell'insieme i lavori sia inglesi sia americani andranno a costituire una sedimentazione a partire dalla quale, di lì a poco, l'hard-rock troverà la propria forma.

Con lo scandire dell'undicesimo (in quattro anni) album dei Rolling Stones, dopo gli atteggiamenti tutto sesso, droga e rock n' roll di Jagger, dopo l'equazione uomo-chitarra impersonificata da Richards, nel 1968 a Hertford in Inghilterra, i Deep Purple di Ritchie Blackmore compirono per la prima volta (con l'album "Shades of Deep Purple") il passaggio dal rhythm and blues all'hard rock. Nel 1967 a New York i Velvet Underground avevano istituzionalizzato la forma, l'arte e i contenuti della canzone rock; a Los Angeles i Jefferson Airplane avevano portato a maturazione l'acid-rock; a Londra i Pink Floyd dettavano le leggi del rock-psichedelico; mentre Hendrix portava alla estreme conseguenze tecnico-formali (e quasi esclusivamente sul lato "chitarristico") il rhythm and blues.

L'hard-rock si configura come una musica violenta, pesante, essenziale e gretta. Molto più lenta del rock n' roll, molto meno percussiva del rhythm and blues, guadagna in potenza ciò che perde in velocità e ossessività. La chitarra è più che mai lo strumento protagonista e da essa l'attenzione è distolta solo per il falsetto del cantante che (adottando e semplificando inasprendoli espedienti soul e rhythm and blues) diventa l'altro polo d'attenzione per un pubblico richiamato in manifestazioni dal vivo in luoghi molto più grandi dei tradizionali club; poi, qua e là, un assolo di batteria o basso. Il rhythm and blues è negato nei limiti in cui se ne alterano tempi, cadenze e timbriche; presente invece nel permanere di quella fusione godereccia e deflagrante col tutto così caratteristica del blues.

I temi sono quelli del rock n' roll prima e dei Rolling Stones poi: donne e sesso su tutto. I Rolling Stones, in particolare, sono fondamentali per quell'approccio alla musica e alla vita "negativo", "ribelle" nel senso più fine a se stesso del termine, balordo, teppistico, provocatorio, edonistico. Anche per il genere che i Rolling Stones praticavano (e che mai sarà l'hard-rock), questi risultavano tuttavia molto più eleganti e affascinanti nell'esecuzione di brani con contenuti magari identici a quelli che poi saranno canonici per l'hard-rock. L'hard-rock predica non il male di vivere, ma il vivere male: perché così, a suo dire, c'è più gusto. La frangia di consensi che una musica predicante non l'autodistruzione ma il piacere fisico e l'edonismo come supremo valore, il divertimento, lo sballo, il menefreghismo di tutto tranne che del riempimento della propria pancia, troverà sarà enorme (sopratutto tra le persone meno istruite). L'hard-rock è un continuo dedicarsi alla superficialità, all'apparenza; più che al simbolico, al fanatico o feticistico. Dio, che di solito non viene negato, serve come garante dell'esistenza di un qualcuno del quale esser perennemente e incoscientemente figliol prodighi.

L'hard-rock è la negazione del pensiero non in quanto tale ma in quanto cultura: basta non studiare, non applicarsi, non lavorare, non durare fatica, basta ballare, avere amici, essere al centro della moda, fare sesso industrialmente, per essere a posto e sentirsi al centro di un mondo che definire da cartoni animati è prenderlo fin troppo seriamente. In trent'anni, l'hard-rock non si discosterà da questi principi; definendosi anzi in tanto in quanto rispettoso di questi. L'hard-rock è la musica per credenti, credenti nel bene (identificato col godere), nella doverosità di raggiungerlo e di calpestare tutto ciò che si interpone tra noi e questo raggiungimento.

L'hard-rock è la musica che esprime lo spirito né dell'adolescente né del giovane, ma del diciottenne che ha appena ottenuto l'auto e non vede l'ora di sfracellarsi in un muro senza farsi male e per solo gusto di divertimento o tendenza. L'hard-rock è la musica del gioco e si tradisce quando in modo inevitabilmente impacciato e incredibile si prende sul serio. Priva di qualsiasi contenuto, di qualsiasi profondità, di qualsiasi capacità interpretativa o problematica, confinata in una mediocrità piano-forte, antitesi di punk e metal (che anzi si definiscono proprio per negare, su opposti fronti, l'hard-rock), l'hard-rock rappresenta (un'ottava più in alto) la cultura e i valori del pop meno alternativo: o, all'interno della stessa famiglia (eminentemente pop), l'asse maschile e patrileneare.

L'hard-rock è l'unica musica riuscita nell'esaltazione programmatica della fisicità e delle prestazioni fisiche. Muscoli, organi sessuali e sensuali, capelli: tutto deve essere forte, grosso, evidente. L'unica ragione è quella dei ragazzi, intesi come giovani e come maschi; se il resto (la società, la natura, le donne) non corrisponde o non dà ragione ai ragazzi, va distrutto, ignorato.

Morte, ricordo, politica, lavoro, amicizia, droga: tutti temi toccati (e roteanti immancabilmente intorno al perno rappresentato dal sesso), ma nel modo più ingenuo, superficiale ed esteriore possibile: come orpelli o diversivo tra un orgasmo e l'altro; come professori, più o meno noiosi, che devono esserci per accogliere tutto ciò che non rientra nelle mire del rocker ossimoricamente mito e celebrità a se stesso.

Troppo spesso si è definito l'hard-rock (oltre che il rock) più per via negativa che positiva: cioè dicendo più cosa non è anziché cosa è; se un brano non può considerarsi né punk né metal né progressive né nessun altro dei sottogeneri del rock, allora è hard-rock. In questo modo le canzoni più tese e violente di tanti musicisti hanno finito per essere intese come hard-rock: ecco quindi un Neil Young hard-rock, un Bruce Springsteen hard-rock, un Frank Zappa hard-rock, una Patti Smith hard-rock ecc. Sul fronte opposto, quando un gruppo metal o punk scende a sonorità più mediocri o meno estreme, viene riportato all'hard-rock, termine usato per Motorhead, Manowar, Cheap Trick e tanti altri. Senza voler entrare nel merito del caso specifico, è evidente che per come si è venuto qui definendo il termine hard-rock tali esempi non sono pertinenti né formalmente riportabili al puro hard-rock, inteso come stile di musica e vita interpretato fondamentalmente da gruppi di giovani ribelli invaghiti del mito del sesso e dello stile-di-tendenza (la loro), con capelli lunghi e vestiti eccentrici, spesso di pelle e comunque rozzi. Gruppi con formazione a quattro o a cinque (spesso con l'aggiunta di un tastierista), dove chitarrista e cantante dialogano in una continua simulazione (con tanto di gemiti vocali e slide chitarristici) dell'eccitazione sessuale.

Per una parte consistente della popolazione mondiale under-40 trovare un sostegno al fatto che centro dell'universo può dirsi l'organo sessuale femminile, e massima aspirazione e realizzazione l'ottenimento di questo corredato da una cornice di macchine sportive e festini di vario genere, si è rivelato un calamitante e rassicurante sfogo esistenziale. In questo, il miraggio del lusso e dei soldi, tanto più infantile quanto contrastante con abiti e look spesso trasandati, chiarisce come una religione che promette il paradiso con la sola soddisfazione materiale possa avere un numero di seguaci forse ineguagliato. In più, astutamente, e forse anche un po' coscienziosamente, l'hard-rocker non si lascia sfuggire il momento programmaticamente struggente e di riflessione, il momento che vorrebbe sembrare serio e profondo quando il più delle volte riesce melenso e insignificante: la ballata d'amore. Milioni di dischi hard-rock saranno acquistati per le loro ballate (e quasi tutti i gruppi hard-rock celebri lo diverranno per queste), con il talora pressoché totale disinteresse del resto.

Nello stesso anno dell'esordio dei Deep Purple (il famoso '68 di cui l'hard-rock non rappresentò certo la colonna sonora), in Inghilterra uno degli ex-chitarristi degli Yardbirds, Jeff Beck, dette (proseguendo ed estremizzando in chiave hard il discorso già iniziato col gruppo di partenza) alla luce l'album "Truth", fondamentale (soprattutto come scuola tecnica, oltre che di riff, cioè di composizione) per tutti i chitarristi hard-rock avvenire. Parallelamente, in California, a San Francisco, i Blue Cheer dettero il primo album hard-rock americano: "Vincebus Eruptum"; ma furono, in America, almeno per il momento, un caso abbastanza isolato; inoltre le loro sonorità influenzeranno piuttosto i futuri garage-rock e metal anziché l'hard-rock strettamente inteso.

Il 1969 è l'anno del boom dell'hard-rock (anche se a livello di popolarità mediatica si dovrà aspettare almeno la stagione successiva) che vede anche il suo primo frazionarsi: in Inghilterra i Led Zeppelin con l'omonimo debutto segnano tutto quello che sarà il loro successivo percorso (fruttuoso, nel loro genere, fino al settimo album del 1976): fusion di blues e folk caricati di una durezza e asprezza che con le ricorsive cadute in piano e lento rende questi tanto più enfatici ed evidenti. Sebbene Plant con il suo falsetto eccessivo e assordante, orgasmico e appassionato, segni il passo per le successive e più magniloquenti ugole hard-rock; sebbene Page (che aveva lasciato per formare i Led Zeppelin gli Yardbirds, così scioltisi) sia fondamentale per insegnare il blues ai futuri chitarristi hard-rock, tuttavia, proprio per questo, i Led Zeppelin rimarranno eccessivamente relegati al marchio di fabbrica Yardbirds tanto da poter essere considerati hard-rock solo a tratti.

I Deep Purple, piuttosto, inventarono l'hard-rock in quanto si affrancarono a priori dai modi blues e con la chitarra di Blackmore offrirono il primo esempio di chitarrismo hard-rock (lontano da Clapton, Page e Beck, pur usando talora gli espedienti di tutti loro): riff grezzi e possenti, ruvidi, ben delineati, granitici: proprio il contrario della suadenza (anche ad alti volumi, come quelli di Page) e dell'effetto-liquido del rhythm and blues. Non osannare, come regolarmente e incondizionatamente viene fatto, i Led Zeppelin, non significa essere contro di loro; nel contesto di una storia dell'hard-rock significa semplicemente e oggettivamente che il gruppo in questione non è stato fondamentale per il genere come altri (vedi Deep Purple); a prescindere dalla qualità dei brani, chi stima i Led Zeppelin deve essere consapevole di apprezzare più il folk-blues che l'hard-rock, perché quello (sebbene in modo più o meno esagitato) i Led Zeppelin facevano; proprio quello che invece i Deep Purple (aprendo così la strada alla rivoluzionaria temperie metal) cercavano di non fare o di superare con l'esacerbazione della potenza e della semplicità di riff e accordi, con la violenza del suono fino a toccare il rumore fine a se stesso. 

L'America nello stesso '69 cercò di recuperare il tempo perduto. I Santana, con l'omonimo debutto (e con l'omonimo guitar-hero), si offrirono (pur provenendo da San Francisco) come i cantori di un'ideale America Latina, dai toni fin troppo sensuali e compiaciuti, pur, nel loro genere, originali essendo pressoché gli unici a trattare le atmosfere languide, decadenti delle ex-colonie spagnole e portoghesi in campo hard-rock (come venti anni dopo lo saranno i Sepultura in quello metal). In trent'anni di carriera i Santana (poi Santana e basta) dopo l'immediato successo iniziale (il secondo e più famoso album, del 1970, "Abraxas" contiene i loro maggiori successi) sforneranno, tra vertiginosi alti (come gli inaspettati, pur se telecomandati, recentissimi) e bassi (come tutti gli anni 80), un'interminabile sequela di album, dimostrando tuttavia sempre di non saper scrivere canzoni, anche se di poterne interpretare egregiamente di già scritte (una su tutte: "Black Magic Woman", la porteranno alla celebrità nel modo più sublime).

Sempre nel '69 gli Mc5 da Detroit si presentarono come un qualcosa che non si era mai visto prima: troppo violenti, troppo arrabbiati, troppo eccessivi. Il live "Kick Out The Jams" (con il capolavoro psichedelico "Starship") consacra il loro hard-rock precursore di garage e punk e per questo eresia all'interno del genere (nessuno, vista anche la particolarità delle performance, li seguirà in toto pur seguendoli quasi tutti su particolari aspetti). Nella stessa città, Alice Cooper dava avvio con "Pretties For You" alla sua saga-glam tanto melodica quanto violenta e nichilista. Si trattava della prima applicazione di tecniche hard-rock per esprimere altro da quello che il genere avrebbe imposto. L'hard-rock diventa un mezzo e non un fine negli innumerevoli album di Cooper (attivo ancor oggi ma seminale con le sue prime otto realizzazioni, anni 1969-1975). L'hard-rock esprime con uno stabile sottofondo satirico, cabarettistico e demodé (scherzando col fuoco o ridendo con accanto la morte) le alienazioni e contraddizioni più lancinanti e importanti dell'individuo che vive nella metropoli industriale.

Con gli anni 70, l'hard-rock diviene adulto e dà tutto ciò che è in grado di dare. I Deep Purple, forti di un nuovo cantante, Ian Gillan, che detterà le leggi per tutti coloro che vorranno dedicarsi al genere, sfoderano le pietre miliari del genere ("In Rock", "Fireball", "Machine Head"), raggiungendo, grazie a una sezione ritmica formidabile, quasi i limiti dell'heavy-metal. Intanto, tutta una serie di altri gruppi si dedicano a interpretare originalmente il pentagramma hard-rock.

Nel 1970 esordiscono i texani ZZ Top ("ZZ Top first album"), che si servono dell'hard-rock per cantare al mondo le perversioni e stranezze possibili o immaginabili in una terra corrosa dal deserto, dall'aridità e dal caldo. In Inghilterra nello stesso anno l'hard-rock da una parte si avvicina a inflazionarsi con epigoni del genere troppo fini a se stessi, come gli Uriah Heep (e l'omonimo disco d'esordio), dall'altra si rinnova incredibilmente e forse come mai più gli accadrà con i Black Sabbath e la loro prima pubblicazione, vero e proprio ponte tra il passato mondo hard-rock e il futuro metal, nonché fulmine a ciel sereno di perversione, negatività, satanismo, misantropia, tenebrosità come nessuno aveva mai fatto prima e pochi, con la medesima efficacia, riusciranno a far dopo. Inoltre il canto di Osbourne e la chitarra "doom" di Iommi (basandosi nei loro migliori risultati sulla lentezza e pesantezza, anziché sulla velocità e acutezza, con un processo che esaspera il medesimo già operato a sua volta dall'hard-rock classico nei confronti del rhythm and blue e del rock n' roll) sono quasi l'antitesi pur "dall'interno" dell'hard-rock.

Come era nata la leggenda dello scontro Beatles-Rolling Stones, ora nasce quella della rivalità Led Zeppelin-Black Sabbath (i Deep Purple, per completare la imponente triade inglese, tra il grande pubblico erano visti come un compromesso tra i due). In realtà, come tra i primi così tra i secondi non c'era quasi nulla in comune (si contraddistinguevano anzi per una reciproca inconciliabilità quale quella male-bene, bianco-nero), eccezion fatta la celebrità: come i Beatles, così i Led Zeppelin persistevano in un mondo già artisticamente defunto (la canzone popolare i primi, il blues-folk i secondi); come i Rolling Stones, così i Black Sabbath interpretavano o annunciavano grandi e assolute novità (il rhythm and blues i primi il metal i secondi).

Notando la singolarità (logicamente deducibile però, vista la facile fruibilità da parte del pubblico di tale musica per di più abbastanza facilmente realizzabile nonché quasi sempre uguale a se stessa o al massimo variazione sui medesimi e pochi temi) del fatto che pochi sotto-generi rock siano stati longevi come l'hard-rock e come, forse di conseguenza, la maggior parte dei gruppi hard-rock, specie i classici, abbiano avuto un'esistenza lunghissima, certi quanto quella del rock stesso, si giunge al 1971. Esordiscono in Inghilterra con gli omonimi albums Budgie e U.F.O.. I primi tanto misconosciuti quanto di superba qualità daranno vita ad una saga che li vedrà protagonisti in almeno cinque album (1971-1975) forti, con canzoni che dovrebbero essere memorabili, di un hard-rock roboante quanto il garage-rock e preludente l'heavy metal (difatti metal+punk) anche nella sua dimensione più epica e fantastica. I secondi (tecnicamente molto influenzati dai compatrioti Yardbirds) prenderanno dal progressive-rock (oltre che le struggenti e ridondanti melodie) la mania di avere per soggetto gli spazi stellari e le immaginose, enigmatiche e infantili storie che questi possono evocare.

A testimonianza del diffondersi planetario del gusto hard-rock, a Dublino esordiscono (sempre nel 1971) i Thin Lizzy con hard-folk-blues tanto trascinanti e moderni (su tutte spicca la lezione di Hendrix) quanto legati alle origini più remote e sentite della propria terra (si veda il loro riarrangiamento dello splendido e bohemienne brano tradizionale che li renderà celebri: "Whiskey in the jar") di cui, assieme a Van Morrison, costituiscono i primi portabandiera musicali.

Nel 1972 in America gli Elf del cantante-prodigio Ronnie James Dio e i Blue Oyster Cult - i primi abbastanza mediocremente, i secondi con una eccellenza che consentirà loro di sfornare capolavori sino al 1988 - ripartono dalle inquiete fantasie di U.F.O. e Alice Cooper per un'originale interpretazione degli stilemi hard-rock. I Blue Oyster Cult, in particolare, offrono un tono cupo, dark e occulto precedentemente sentito solo nei Black Sabbath, sposandolo con arrangiamenti (soprattutto per merito delle tastiere) stranianti e metafisici, in un continuo richiamo al conflitto onirico-reale, in quella terra di nessuno che è l'inconscio, più che individuale addirittura "sociale", dei bassifondi della metropoli moderna.

Sempre nel 1972, gli Scorpions dalla Germania (dei loro due chitarristi, i fratelli Shenker, uno, Michael, militerà anche negli U.F.O.) si presentano come la prima hard-rock band dell'Europa continentale, contribuendo a far dilagare il genere (nel corso della loro lunghissima storia alterneranno prove estreme, al limite dell'heavy-metal, a prove quasi del tutto acustiche o decisamente pop, quelle, da "Still loving you" a "Wind of change", che tutto il mondo conosce).

Col 1973 si presentano al mondo due delle più celebri formazioni hard-rock di sempre: una americana e l'altra inglese, una ortodossa fino all'ossimoro e l'altra pronta a perdersi nei generi più disparati, una influenzata da Rolling Stones e Led Zeppelin, l'altra dal glam e dal progressive, una scabra e primitiva e l'altra programmaticamente sinfonica, una perennemente dal vivo e l'altra quasi perennemente in studio: gli Aerosmith e i Queen, limiti e pregi dei quali sono pressoché quelli dell'hard-rock tutto. Non è che Aerosmith e Queen facciano musica poco originale e ingenua, spesso ridondante e fine a se stessa, talora meschina e troppo palesemente commercializzabile: il fatto è che l'hard-rock è questo ("It's only rock n' roll" direbbero i Rolling Stones).

Nel 1974 in Inghilterra è la volta di Judas Priest che, con "Rocka Rolla", prima di diventare (nel 1976) tra i pochi, veri, fondatori del metal anni 80, ripropongono gli stilemi dell'hard-rock più di scuola (dimostrando cionondimeno come il metal sia più una negazione o superamento dell'hard-rock anziché un suo naturale continuum) e dei Bad Company (del cantante del gruppo blues-revival per eccellenza: i Free), che tra Cream (blues) e Yardbirds (guitar-virtuoso) presentano uno degli hard-rock più "English" in circolazione.

In America (da New York) i Kiss, facendo punto e a capo da dove era giunto Alice Cooper, enfatizzano la dimensione più ludica e glam di questi da un lato e riducono quella più intrinsecamente tragica e maledetta dall'altro: tra il 1974 e il 1978 (10 album in 5 anni), regaleranno classici a ripetizione (da "I Was Made For Lovin' You" in poi), incarnando un fiero spirito (e suono) rock n' roll, enfatizzato in pirotecnici spettacoli dal vivo che li hanno fatti tra i maestri dell'"arena-rock". I Kiss hanno l'edonismo, l'esuberanza, la rozzezza, l'ignoranza e la pletorica degli Aerosmith, con l'aggiunta di un retrogusto d'amaro, di fantasioso e di mefistofelico (di Black Sabbath insomma) ignaro ai primi. Le maschere e i look da travestimento di cui (con Alice Cooper tra i pochi in ciò) si servono nascondono una tragica ironia.

Un posto a sé nella storia dell'hard-rock dal '74 in poi (data del loro debutto) se lo costruiscono (anche geograficamente) i canadesi Rush: ispirandosi a U.F.O. e Blue Oyster Cult, fondono hard-rock e progressive, ricreando atmosfere eteree, cosmiche e apocalittiche; sempre però con una classe aliena all'hard-rock di consumo. Episodicamente (come nel capolavoro del  1976 "2112") raggiungono una potenza tale di suono da farli considerare a pieno titolo i padri di una certa fronda (la "progressiva" appunto) dell'heavy-metal. Con una formazione a tre più unica che rara nella temperie hard-rock, i componenti dei Rush vantano una competenza tecnica conservatoriale e classica; in particolare, la voce del cantante sembra quella di un bambino capace di raggiungere le vette timbriche di Plant o Gillan.  

A metà anni 70 l'hard-rock inizia a tirare la corda, in una chiusura su se stesso che (non fosse intervenuta la rivoluzione metal) rischiava di strozzarlo per eccessiva sterilità. Tuttavia, proprio in quel '75 se non ovviano completamente alla crisi, almeno portano una vitale ondata di freschezza due fenomeni. Il primo è quello del "guitar-hero". Basandosi essenzialmente sull'esempio di Jeff Beck, chitarristi iper-tecnici si prendono tutta l'attenzione dei riflettori, che normalmente dovevano spartire con proporzioni anche maggiori del cinquanta per cento con i cantanti, e si lanciano in esibizioni (preferibilmente dal vivo) dove ritorna il concetto free-form del rock acido e psichedelico, anche se in funzione più di "ammirazione" che di fusione orgiastica e orgasmica. Da Detroit, Ted Nudgent, con il suo omonimo debutto, dà il via al movimento.

Come magia, e siamo arrivati alla seconda novità del '75, dall'Australia (ecco che l'hard-rock è giunto davvero a coprire tutto il mondo...) irrompono quattro giovanissimi e sbandati "rhythm and blues-men". Gli AC/DC con "High Voltage" rifondano l'hard-rock ripartendo direttamente da zero: dal rhythm and blues più elementare e primitivo degli Animals, iniettandolo di potenti riff garage-rock o rock n' roll, ossessivamente ripetuti in brani costruiti su quattro accordi e retti dal rapporto orgasmico tra le chitarre-slide di Angus e Malcolm Young e la voce ruvida, da shouter nero (tipo James Brown) di Bon Scott. Così eccessivamente primitivi, scabri e minimalisti, gli AC/DC, da sembrare all'inizio quasi uno scherzo: in 20 anni di carriera non faranno altro che riproporre gli stessi temi (quelli dell'hard-rock più banale, sesso, droga, anche se con un atteggiamento da bullo di periferia e nichilistico-autodistruttivo quasi punk, antitetico cioè all'hard-rock) e con gli stessi espedienti (un rhythm and blues delle caverne). Diverranno, tuttavia, celeberrimi presso il pubblico e anticiperanno il look punk con le loro pose da balordi irrecuperabili e autocompiaciuti e allo stesso tempo infantili e trasandatissimi (i fratelli Young si presentavano con pantaloncini corti coprenti appena le cosce, giacca e cravatta, come per manifestare, anche nell'abbigliamento, il rozzo e maleducato anti-estetismo programmatico e compiaciuto del proprio sound (Bon Scott, la prima illustre vittima dell'hard-rock, morì soffocato dal proprio vomito in seguito a un'ubriacatura nel 1980). Inoltre, almeno nell'immaginario collettivo, la rumorosità del loro suono sarà antesignano di certe forme di metal. Gli AC/DC, il gruppo più importante per l'hard-rock dopo i Deep Purple (di cui idealmente si pongono come progenitori stilistici, non facendo, in una estrema ricerca di semplicità e ancestralità sonora, nemmeno uso delle sfruttatissime, dagli altri gruppi, tastiere) dimostrano che cosa significa hard-rock e lo fanno eseguendo (fondamentalmente) garage-blues primigenio. Dimostrazione che l'hard-rock più ortodosso è un sottogenere del rhythm and blues, piuttosto che del rock (non si dica a questo punto che i Led Zeppelin sono i più hard-rock di tutti perché costoro fanno a molte riprese vero e proprio folk-blues...).

Nel 1975 esce anche il primo album di quello che doveva essere il gruppo hard-rock più importante di tutti (con Dio alla voce e Blackmore alla chitarra): ma il "Ritchie Blackmore's Rainbow" avvia la saga di un combo, i Rainbow, che finirà per rinnegare l'hard-rock in favore di un genere molto diverso che da lì a qualche tempo (negli anni 80) verrà delineandosi senza più remore o àncore come metal.

La crisi dell'hard-rock, ritardata ma non annullata nel '75, esplode l'anno dopo, anche se il pubblico e la critica la interpretano come l'apoteosi del genere. Nel '76 esce infatti l'omonimo album (dall'omonima città) dei Boston: una sequela raccapricciante di luoghi comuni, riff sentiti e risentiti, melensaggini decennali, ballate delle più sciocche, testi dei più stupidi e insulsi; il tutto coronato da uno smalto commerciale impressionante quanto sfacciato. Sembra di sentire i Deep Purple versione per femminucce scimunite, frivole e grettissime; oppure siamo a metà tra Queen e Aerosmith, con il peggio del peggio di entrambi. Ai ciechi maniaci del genere questa summa del retorico più retorico dell'hard-rock sembrerà forse un capolavoro (e in un certo senso lo è: in quello che di meno artistico od originale non si può fare: ma neanche di più calligraficamente debitore della storia); in realtà, se non fosse stato per la studiata radiofonicità di brani come "More Than A Feeling", anziché da milioni di acquirenti questo lavoro non sarebbe stato preso in considerazione più di chi andasse in giro a dire (vantandosene per di più) di aver inventato l'acqua calda. Nel medesimo anno le Runaways sul versante più garage e heavy, le Heart su quello più folk e sentimentale dimostrano che o l'hard-rock è al maschile o non è, propriamente, hard-rock.

Nel 1977, l'anno del punk, la soap-opera sinfonica di Steinman e Meat Loaf (dal Texas), "But Out Of Hell", appare come il porto sicuro (ma di noia) per tutti coloro che non hanno accolto il verbo punk. Una sapiente e calcolata enciclopedia di hard-rock e cabaret anni 50, sia nei contenuti (la vita di sesso e melodrammatica e rozza meditazione dell'hard-rocker) che nelle forme, che ostenta un'ingenuità così messa in mostra da denunciare uno sfondo, per quanto a suo modo e per quanto  nascosto dentro una imponente architettura orchestrale, decadente e malinconico. Come tutti i progetti fatti a tavolino, che con più o meno onestà sono calibrati per divulgare alle masse le ormai ovvietà collaudate dei fenomeni culturali, raggiungerà decine di milioni di persone.

Nel 1978, con la crisi del genere e con l'imminente capitolazione (almeno per il momento) degli Aerosmith, dalla California i Van Halen gettano nuova benzina su di un fuoco quasi soffocato: ripercorrono e riaffermano tutte le arci-note verità del genere, ma lo fanno con sincerità e convinzione, tanto da spopolare in tutto il mondo. Ancora un chitarrista e un cantante tecnicissimi, e rhythm and blues e sex-symbol, ancora riff immediati e coinvolgenti e "classici" (i migliori della loro carriera in "Ain't Talking' 'Bout Love"), ancora un esplicito omaggio alla tradizione (vedi la cover dai Kinks del manifesto del lontanissimo '64 "You Really Got Me"), ancora irriducibili richiami al sesso e alla droga, ancora il momento "romantico" (l'hit "Jump" da "1984"). La chitarra velocissima, classica (nei riff) e innovativa (nell'esecuzione e nella tecnica, con un continuo confronto con Hendrix) allo stesso tempo, di Edward Van Halen, sarà per il pubblico la più celebre in campo hard-rock, assieme a quelle di Page, Blackmore, Perry e Slash (di gran lunga il più scarso del lotto).

Sulla stessa linea dei Van Halen, ma con un tono meno sincero e più vegliardo (e anche più lento, più blues, più pomposo e meno divertente), i Whitesnake di David Coverdale (ex-cantante dei Deep Purple del periodo post-Gillan, dal '74 al '77).  

Un primo bilancio dopo dieci anni di esistenza dell'hard-rock (1968-1978) dimostra come a livello ideologico e sociale sia questo stato un movimento squisitamente ludico e al di là di tutte le problematiche riguardanti in senso pregnante sia l'individuo che la società. Prova ne è l'indifferenza che l'hard-rock riserverà al punk: la verità potrebbe addirittura essere che il punk, il movimento "esistenziale" per eccellenza, sia sorto come reazione alla ingenuità, all'infantilismo, all'epicureismo, al maschilismo, al borghesismo dell'hard-rock e dell'individuo medio da esso rappresentato.

I testi hard-rock non dicono niente, niente che non sia di quanto più ovvio, scontato, pletorico, abusato, si possa immaginare. E questo non perché chi li scrive sia necessariamente uno stupido: bensì perché la comunicazione di un messaggio particolare, significativo, pregnante, non pertiene al genere in questione, che vuole soltanto soddisfare l'aspetto sensuale e voluttuoso e non quello interiore e problematico della persona. Mentre il motto dell'hard-rock è "Let's Go!", quello del punk (e dell'heavy-metal) è "No!".

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